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Venezia 77: La Giuria Sotto Accusa

Polemiche…italiane

Venezia 77: Premi e polemiche. Sono i titoli di coda apparsi in scia a quella che è sembrata essere una sceneggiatura non proprio originale dell’ultima Mostra del Cinema di Venezia. La prima dell’era pandemica Covid. Intendiamoci, di (non) originale, secondo tutta la stampa italiana, c’è stato soprattutto il verdetto “sgangherato” e una “giuria non all’altezza”, tanto per citare un paio dei più coloriti commenti di alcune testate nazionali.

In più, qualora non bastasse, la lite a distanza tra l’ad di Rai Cinema Paolo Del Brocco e il direttore della Mostra Alberto Barbera, sommerge di classiche italiche (e stucchevoli) critiche un evento che è stato, a detta di tutti, impeccabile in termini di organizzazione e sicurezza.

Il primo non ha gradito l’esclusione dal concorso delle tre pellicole coprodotte dalla stessa Rai Cinema, facendo cadere la colpa su una giuria “inutile e ingiusta” (ma guarda un po’). Apriti cielo, Barbera risponde senza mezzi termini che «quando Del Brocco dirigerà la mostra, sceglierà lui i giurati».

L’insensatezza e l’inutilità di questo tipo di discussioni si percepisce anche senza essere dei critici cinematografici. Basta saper leggere. Anche perché per mesi l’industria dello spettacolo è rimasta al palo, aspettava solo il momento più opportuno per poter risorgere dalle ceneri di un paese già martoriato di suo. Il cinema, che ancora adesso arranca e che sta raccogliendo i cocci di un anno fuori dall’ordinario, non ha bisogno di futili polemiche.

Venezia 77: Un festival voluto e cercato

Venezia 77 ha dimostrato che anche in queste situazioni e in condizioni estreme si può fare spettacolo, dando valore al significato soggettivo che per ognuno di noi, amanti del grande schermo, ha la celluloide. Giudicare rimane un atto personale, proprio dell’uomo e per questo imperfetto, ma di fatto non assimilabile alla vacuità incondivisibile di sterili critiche. L’opinione altrui, per quanto bislacca, va rispettata entro i limiti della sola ragione.

Così, dopo qualche ora, il battibecco rientra e lo stesso Del Brocco la chiude cosi: «Non esiste alcuna polemica con Alberto Barbera. Penso sia legittimo per una società che tanto fa per l’industria del cinema e per il Festival poter svolgere una riflessione certamente non offensiva del lavoro di alcuno. Rinnovo, come già fatto, i complimenti per il Festival a tutti coloro che lo hanno voluto fortemente e valorizzato. In primis il suo direttore». Punto.

Ora si può parlare di cinema? Grazie.

Il bottino italiano

Dunque, l’orgoglio italiano di Venezia 77 si chiama Pierfancesco Favino, che prende e porta a casa la Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile in Padrenostro di Claudio Noce. Eeeeee…. Stop! L’Italia ci mette la location e fine della storia. Rimangono quindi a bocca asciutta Notturno di Gianfranco RosiMiss Marx di Susanna NicchiarelliLe sorelle Macaluso di Emma Dante. Sarebbe tutto qui se non fosse che il colpo di coda è di Castellitto Jr: esordio fortunatissimo premiato in Orizzonti per la sceneggiatura della sua opera prima I Predatori, che ha anche interpretato.

Bottino veneziano un po’ scarno, vero, ma la tappa in laguna ormai è già alle spalle, è passata ed è inutile continuare a piangere sul latte versato. Bisogna guardare avanti. Anche perché per il cinema italiano le prospettive si chiamano Luca Zunic ed Eleonora De Luca. I due giovani attori sono, infatti, i vincitori del Premio Collaterale “Talent Award 2020” assegnato dall’istituto mutualistico che tutela i diritti connessi degli artisti interpreti ed esecutori, il NUOVOIMAIE, e giunto ormai alla sesta edizione.

Luca ed Eleonora sono i protagonisti di Non odiare di Mauro Mancini e Le sorelle Macaluso di Emma Dante. A selezionarli, tra i film in concorso e non, il Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani (SNCCI) insieme al Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani (SNGCI). Padrino e madrina di eccezione alla cerimonia gli attori Nicolas Vaporidis e Claudia Gerini.

Sempre in prima linea nei confronti di chi la musica e il cinema li fa non solo come passione, ma come ragione di vita, il Presidente del NUOVOIMAIE Andrea Miccichè spiega che «Aiutare gli esordienti ad emergere nel luogo e nel momento più importanti per il Cinema italiano è un impegno che abbiamo preso nel 2015 e che ci auguriamo di poter mantenere nel tempo. Dal Lido di Venezia siamo contenti di sottolineare la nostra presenza al fianco degli artisti e della loro straordinaria professione».

Venezia 77: tutti i premi di quest’edizione

Nomadland di Chloè Zhao vince il Leone d’Oro come miglior film. Dopo aver perso il marito e il lavoro durante la grande recessione, la sessantenne Fern lascia la città aziendale di Empire, Nevada, per attraversare gli Stati Uniti occidentali sul suo furgone, vivendo come una nomade moderna al di fuori delle convenzioni sociali e facendo la conoscenza di altre persone come lei.

cate blanchett a venezia 77

Cate Blanchett & Co. (con lei ci sono Matt Dillon, le registe Veronika Franz e Joanna Hogg, lo scrittore italiano Nicola Lagioia, il regista  tedesco Christian Petzold e l’attrice francese Ludivine Sagnier – non sprovveduti, quindi) premiano, inoltre, con il Gran Premio della Giuria Nuevo orden di Michel Franco; il Leone d’Argento per la miglior regia va a Kiyoshi Kurosawa per Moglie di una spia.

La Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile è stata assegnata a Vanessa Kirby per Piece of a woman, mentre per la Miglior Sceneggiatura è stata scelta Chaitanya Tamhane per The Disciple.

Il Premio Marcello Mastroianni va ad un attore emergente, Rouhollah Zamani per Sun Children; Premio Speciale della Giuria a Cari compagni! di Andrej Končalovskij (Russia) e il miglior film della sezione Orizzonti è The Wasteland di Ahmad Bahrami. Infine il Premio Leone del Futuro per la miglior opera prima è stato dato a Listen di Ana Rocha de Sousa.

Venezia 77: Colpe e responsabilità

Ecco dunque i premi delle polemiche. Sappiamo quanto in Italia lo sport preferito non sia il calcio, ma salire sul carro dei vincitori. E questo è tanto vero quanto il contrario: tutti scendono quando le cose vanno male. O non come speravamo che andassero. Le responsabilità? Boh… sue, mie, che importa? L’importante è criticare, affinché il problema venga, per così dire, tolto da sotto la luce dei riflettori e l’attenzione mediatica punti a trovare un colpevole. Uno qualsiasi. Che tendenzialmente non c’entra mai niente.

Ma stiamo parlando di cinema. Intrattenimento e spettacolo che come lo sport dovrebbero avvicinare (per favore non troppo e con la mascherina, grazie), non dividere. Quindi che importa se ha vinto questo o quel film piuttosto che un terzo? Vero, gli interessi di chi ha criticato erano tanti in ballo, ma fa parte del gioco. Va accettato. Poi, diciamolo anche apertamente: la verità è che l’unica vincitrice indiscussa è stata la macchina organizzatrice, che sotto pressione ha permesso di dare vita ad un evento che solo fino a due mesi fa sembrava impossibile.

Certo, siamo abituati ormai a vedere i risultati in differita (solo tra un paio di settimane avremo la conferma definitiva che tutto è andato bene), ma ora è ciò di cui più abbiamo bisogno: la possibilità di avere una finestra dalla quale osservare e continuare a sognare. Il cinema e le sue storie saranno sempre un sano palliativo a malori e stress quotidiani, ma non la cura. E per parafrasare la battuta di un grande film: Il cinema (forse) non è ciò che ci meritiamo (in questo momento), ma è ciò di cui ora abbiamo bisogno.

Luca Nasetti
Laureato in Filosofia della Religione e giornalista professionista dal 2008. Appassionato di giochi di ruolo da tavolo e dal vivo, letteratura fantasy e cinema.

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