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How I Met Your Mother: Il racconto romantico della vita

Cercate una serie che vi spieghi la vita? Beh, in How I met Your Mother l’avete trovata.

E non mi riferisco alla crudezza delle grandi difficoltà che deve affrontare un emarginato, un orfano magari o un mutilato, mi riferisco alle piccole difficoltà che chiunque di noi si ritrova prima o poi a dover affrontare, che sia di New York o di un piccolo paesino sperduto sui monti Abruzzesi, nel tumultuoso e mutevole viaggio in questo mondo.

Mi rendo conto di star caricando forse di eccessiva enfasi le mie parole nel giudicare quest’opera, ma perdonatemi e credetemi quando ritengo che se lo meriti tutto.

How i met your mother è la mia serie preferita senza ombra di dubbio, ne è testimone il fatto che l’abbia vista sei volte (e non è un numero sparato a caso) dall’inizio alla fine.

How I Met Your Mother: Non una semplice sit-com

L’impostazione della serie potrebbe ingannare (e ammetto che ha ingannato anche me in principio) nel suo essere il più classico degli stereotipi delle sit-com americane: un gruppo di amici che spesso si ritrovano in un pub di fiducia a bere e parlare, condito da quelle irritanti risate in sottofondo ogni qualvolta vi sia anche solo l’ombra di una battuta.

Non fermatevi qui. Sottovalutare questo show e non prenderlo seriamente sarebbe il più grande errore che potreste fare, cinematograficamente parlando.

E’ particolare il fatto che How i met your mother abbia due facce.

Se vi capiterà di guardare qualche puntata per sbaglio vi farete qualche risata, magari ci troverete spunti per qualche riflessione ma non vi lascerà nulla di più. E’ una sit-com, carina ma probabilmente non più di molte altre.

Tutto cambia se (e questo è il mio caldo consiglio) la si guarda dall’inizio alla fine, dalla puntata 1 alla puntata 208.

In questo caso vi accorgereste che tutto non si conclude unicamente con le risate, c’è molto di più. Per la verità la risata è solo uno dei tanti stati d’animo che si provano guardando la serie mentre più si va avanti e più si entra nelle vite di Ted, Marshall, Lily, Robin e Barney fino quasi a considerarli pari ad amici.

Perché le nove serie che compongono questo titolo altro non sono che uno squarcio sulla vita dei protagonisti, che dunque alternano brutti eventi a svolte soddisfacenti.

L’ultimo “batti il cinque” tra Ted e Barney, durante la nona stagione.

How i met your mother mette in luce tutte o quasi le sfaccettature di cui si compone l’essere umano, riuscendo in molti campi: nel far ridere, nel far riflettere, nell’insegnare, nel far svagare e nel far affezionare, regalando anche di tanto in tanto qualche easter egg per i più attenti, toccando in alcune puntate picchi di genialità.

Come nella 6×13 dove tra le scene in successione si può trovare un countdown segreto che va da 50 a 0 e al termine del quale l’episodio si concluderà con una spiacevole notizia, come recita il titolo dell’episodio (“Bad news”). Per chi si accorge di quei numeri, l’attesa diventa ancora più emozionante.

Per non parlare poi delle tante comparse “importanti” a cui possiamo assistere durante il corso degli episodi: Jorge Garcia (Hugo Reyes di Lost), Ralph Macchio e William Zabka (rispettivamente Daniel LaRusso e Johnny Lawrence di Karate Kid), Britney Spears, Katy Perry, Jennifer Lopez e tanti altri, alcuni dei quali protagonisti della scena televisiva statunitense, poco o per nulla conosciuti qui da noi.

Le celebrità che hanno preso parte alla serie sono ben 55.

La festa dello Schiaffeggiamento, così nominato da Marshall in onore della scommessa che Barney ha perso con lui.

I Personaggi di How I met your mother

Uno dei più grandi meriti di How i met your mother è quello di far entrare in intimità lo spettatore con i soggetti in scena, che siano protagonisti o personaggi secondari, poiché ognuno di loro presenta caratteristiche che ci rappresentano, hanno le nostre stesse debolezze.

E’ davvero difficile non empatizzare con qualcuno di così simile a noi.

Ed è cosi perché ognuno dei personaggi principali è scritto in maniera esemplare, nessuno è incasellato in una definizione univoca, neppure Barney (interpretato da un magistrale Neil Patrick Harris) che all’apparenza sembra essere un playboy inguaribile votato soltanto alla bella ed edonistica vita.

I loro personaggi crescono e retrocedono, per poi apprendere e crescere di nuovo, cambiando mentalità, accettando le sconfitte, ottenendo qualche vittoria e instaurando legami interpersonali che porteranno risvolti inaspettati.

Insomma si comportano esattamente come qualsiasi altro essere umano, esattamente ciò che ci si aspetterebbe da una rappresentazione della realtà.

E questa non è una cosa scontata.

La Narrazione in How I met your mother

L’elemento in più è il tipo di narrazione onnisciente in prima persona che già si era sviluppata in embrione in Scrubs, per quanto riguarda le sit-com, ossia un narratore che tiri le fila della puntata da un punto di vista esterno ma al contempo interno.

Infatti il narratore di “E alla fine arriva mamma!” (titolo italiano della serie, riteniamo un po’ spoilerante) è un Ted adulto, che racconta ai figli proprio come ha conosciuto la loro madre facendo però un ampio e itinerante giro attraverso storie più o meno colorite che ha vissuto con i suoi amici di sempre.

Inoltre la presenza di una, seppur minima, trama di fondo (tutta la baracca è infatti finalizzata a farci conoscere questa fantomatica moglie) aggiunge quel sapore che dà un senso alle avventure, poiché come Ted ci suggerisce più volte: per capire come finisce bisogna comprendere come si è svolto, attraverso tutte le implicazioni che ci hanno portato lì, nel punto di massimo spannung rappresentato dal matrimonio finale.

Conclusione e…il finale (senza spoiler)

Potrei parlare di How I met your mother per ore e se non vi ho ancora convinto a vederla fatemelo sapere che potrei continuare con gli elogi fino a che lo farete, se non altro per sfinimento.

Scherzi a parte, l’ultima importante questione da affrontare in recensione è il finale, evitando ovviamente spoiler di sorta.

Mi limiterò a dire che è un finale “discutibile”, nel senso stretto del termine, per il solo fatto che ha fatto discutere e ha diviso i fan in due schiere senza tracce di grigio: o lo apprezzi o lo condanni. Ma in ogni caso, questo non riuscirà a sminuire il viaggio fatto.

Seppure non ti piacerà il finale, perdonerai gli autori e lo considererai niente più che un piccolissimo neo su un’opera di altissima levatura.

Ottimo lavoro dunque per gli autori Craig Thomas e Carter Bays, come sottolineano i ben quattro Emmy vinti dal 2006 al 2008.

Di fronte a loro io mi tolgo il cappello e li ringrazio per aver creato il film più bello del mondo.

Che dura nove stagioni.

Valerio Cioccolini
Valerio Cioccolini
Vi piacciono le serie tv? Andremo d'accordo. Non vi piacciono? Beh...andremo d'accordo ugualmente.

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