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“Occhiali Neri” è l’eclissi del cinema di Dario Argento?

Già disponibile per il noleggio e l’acquisto sulle principali piattaforme streaming, Occhiali Neri, l’ultima fatica del maestro del brivido Dario Argento, presentato in anteprima alla Berlinale 2022, verrà rilasciato anche in home video dal 24 maggio

Un comeback non riuscito

Parlare male di Dario Argento è un po’ come sparare sulla croce rossa. Regista di culto del cinema nostrano degli anni ’70, ha letteralmente creato il genere del giallo all’italiana attraverso opere cardine come Profondo Rosso e Suspiria.

Quello di Argento è sempre stato un cinema scaturito dalle pellicole di genere, underground e, spesso, di serie B (spaghetti western, noir, horror, thriller), da cui ha estrapolato manierismi, tecniche e sguardi per rimiscelarli e crearne un personalissimo tratto.

Per comprendere l’influenza che, ancora oggi, detiene la sua opera, basti pensare al rifacimento di Suspiria da parte di Luca Gudagnino, uscito a 40 anni dall’uscita originale, oppure alla mostra Dario Argento: The Exibit, attualmente in programma al Museo Nazionale del Cinema di Torino che celebra la sua carriera con una retrospettiva ad hoc.

Secondo alcuni irrilevante da almeno 20 anni, Argento non è mai sceso a compromessi. Il suo errore più grande, forse, è stato proprio quello di non modernizzarsi, di non cercare nuove frontiere di narrazione ma, all’opposto, rimanere costretto nel suo unico, quanto riconoscibile, genere di appartenenza.

Assente sul grande schermo dal 2012, quando rilasciò il disastroso Dracula 3D, Argento cerca un bramato comeback con Occhiali Neri, un film che non aggiunge nulla alla sua opera, ma, anzi, rischia di infangarne la reputazione.

Occhiali Neri: trama e cast

Il tocco di classe, capace di generare pathos, non manca, specialmente nel riuscitissimo incipit: siamo a Roma. In un torrido pomeriggio d’estate tutta la città è con il naso all’insù per ammirare una rara eclissi solare. La giovane prostituta Diana (Ilenia Pastorelli), indossa i suoi occhiali da sole per ripararsi dall’esposizione, ma l’abbaglio è troppo forte.

L’eclissi è il presagio del buio che avvolgerà presto Diana, che perderà definitivamente la vista in un incidente stradale per sfuggire ad un misterioso aggressore.

A difenderla e a vedere per lei adesso ci sono Nerea, il suo cane lupo, il piccolo Chin, sopravvissuto a quell’incidente che ha causato la cecità di Diana e Rita (Asia Argento), un’operatrice specializzata nell’assistenza di persone non vedenti.

Il trio si ritroverà ad affrontare una serie continue di minacce ed ostacoli, spesso al limite del ridicolo, per cercare di identificare l’aggressore e liberarsi da ogni pedinamento.

A Blast from the Past

Dario Argento, con Occhiali Neri, anela ad un ritorno di forma, ad un tuffo nel passato. Ma il risultato è semplicemente imbarazzante.

Non che le sue pellicole abbiano mai eccelso per le interpretazioni attoriali, ma in Occhiali Neri è evidente la mancanza di attori risoluti, con carattere, che riescano a bucare lo schermo e e trascinare lo spettatore.

Ilenia Pastorelli, protagonista della pellicola e salita alla ribalta nel 2015 con un ruolo che le calzava a pennello in Lo Chiamavano Jeeg Robot, qui risulta solamente una marionetta in mano ad un burattinaio che pare improvvisare per metà del tempo.

Fa la sua anche Asia Argento, che regala l’ennesima performance piatta e sciapa, per non parlare del giovanissimo Andrea Zhang che interpreta un personaggio totalmente sbagliato e dalla dubbiosa utilità, nonché infarcito di stereotipi.

Apprezzabile la volontà di mostrare diverse classi sociali (la famiglia di immigrati, la escort, gli uomini d’affari, gli operai) convergere in un unico percorso narrativo, ma Argento pare non avere chiaro l’obiettivo finale.

La sceneggiatura, infatti, non aiuta a dimenticare le manchevolezze degli attori e probabilmente getta ulteriore benzina sul fuoco. Nonostante un incipit accattivante che lascia promettere bene, Occhiali Neri si appropria sempre più in fretta di un mood da film di serie C, con inseguimenti ridicoli, battute di bassa caratura e situazioni inverosimili (tra tutte rimane impressa la patetica scena nel laghetto popolato di serpenti).

Per più di un’ora si ricerca l’identità dell’aggressore, nonché un movente per quello che è successo. Chi continua a pedinare Diana e perché? Quando, finalmente, la verità sale a galla, risulta così implausibile da risultare una presa in giro.

Provaci ancora, Dario!

Insomma, c’è ben poco da salvare in Occhiali Neri (soltanto la colonna sonora che strizza l’occhio alla techno e la fotografia). Se considerato come un regalo ai suoi fans, la pellicola può prendere la valenza di omaggio nostalgico al cinema giallo che fu, specialmente in certe inquadrature che richiamano i capolavori del Maestro.

Rimangono comunque apprezzabili l’audacia e la tenacia di Argento. Sono pochi gli autori che, all’età di 81 anni, avrebbero il coraggio e la passione di rimettersi in gioco per raccontare nuove storie.

Che Occhiali Neri rappresenti metaforicamente anche l’eclissi del cinema di Dario Argento? Che lo sguardo così distintivo e incredibile che ha appassionato il mondo, si sia accecato?

Nel dubbio, noi confidiamo nel prossimo progetto di Argento, che abbandona la sedia del regista e passa dall’altra parte della macchina da presa. Il controverso regista Gaspar Noé, l’ha infatti voluto come protagonista, assieme a Francoise Lebrun, del suo film Vortex.

Riccardo Armonti
Potete trovarmi dentro un film di Charlie Chaplin, nei dischi dei Beatles o tra le pagine di Herman Hesse. Ho vissuto in tre continenti, ma non ho ancora assaggiato un ragù che possa competere con quello della mamma.

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