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Il Giardino delle Vergini Suicide, vent’anni dopo

Il Giardino delle vergini suicide, vent’anni fa l’esordio da regista di Sofia Coppola

Un esordio impegnativo quello della celebre figlia d’arte, il cui primo lungometraggio usciva nelle sale italiane il 15 settembre di venti anni fa.
La vicenda narrata ne Il Giardino delle Vergini Suicide è tratta dal romanzo di Jeffrey Eugenides e trasformata in film dalla Coppola che, grazie al suo stile visionario ed elegante, è riuscita a farsi interprete del disagio di una generazione.

Le vergini suicide, tra la libertà mai concessa e un’adolescenza negata

Ambientato nel 1974 in un quartiere periferico del Michigan, il film ha per protagonista la famiglia Lisbon, composta dalle splendide cinque figlie, Therese, Mary, Bonnie, Lux, Cecilia e dai due genitori James e Kathleen.

Chi si occupa dell’educazione delle figlie è prettamente la madre, che con i suoi modi di fare severi e autoritari, procurerà non poca sofferenza alle cinque ragazze.

Vedendo la situazione di profondo disagio in cui versano le giovani, gli assistenti sociali chiedono ai genitori di avere un approccio diverso con loro e di farle vivere in maniera più simile alle coetanee.

La madre tenterà, quindi, di organizzare una festa, che oltre a rivelarsi imbarazzante, sarà segnata da un evento tragico: il suicidio della piccola Cecilia.

la famiglia lisbon al completo

Una storia vera diventata film

Come abbiamo anticipato, sia il film che il libro sono ispirati ad una storia vera, specchio di un’America tradizionalista e bigotta, con una giovane generazione in lotta contro il sistema valoriale dei genitori.

La famiglia Lisbon è la classica famiglia perfetta all’apparenza, ma, scavando a fondo, quello che lo spettatore trova è solo tanto vuoto, freddezza ed una comunicazione inesistente.

La madre ha un modo di amare le sue figlie che è profondamente sbagliato e, cercando di proteggerle sia da loro stesse che da un ambiente esterno percepito come ostile e pericoloso, finisce, in realtà, con il privarle di un vita degna di essere chiamata tale.

Ancorata al passato, la donna vorrebbe che le sue bambine rimanessero con la loro eterea purezza, ignorando completamente quelle che sono le loro reali esigenze.

le quattro sorelle lisbon nella loro camera

Le cinque sorelle, ormai adolescenti, non vedendo una soluzione ai continui soprusi e alla totale assenza di libertà nella quale vivono, si convincono presto che l’unica via di fuga possibile dalla loro infelicità sia la morte.

D’altronde, dopo il suicidio della sorella più piccola, sembra proprio che per i Lisbon non ci sia spazio per una significativa elaborazione del lutto: il confronto sul motivo che ha condotto la ragazzina al folle atto è presto accantonato e la vita prosegue come se la figlia non fosse mai esistita ed il problema non si estendesse all’intera famiglia.

Ciò porta le quattro ragazze a chiedersi continuamente che senso abbia esistere senza amore, felicità e tutto quello per cui vale la pena vivere.
Questo sarà un motivo centrale nell’intero film, che porterà, infine, le altre a seguire l’esempio della sorella minore, sperando di poter trovare nella morte tutto quello che non avevano potuto sperimentare durante la vita.

A rendere la pellicola interessante è il punto di vista adottato, che è quello di alcuni ragazzini infatuati delle sorelle Lisbon che, come nel libro, così anche nel film ci raccontano la triste storia di queste sfortunate giovani, che li spingerà ad indagare sui motivi della sofferenza delle loro amate.

le quattro sorelle lisbon

Ma tra le sorelle,  soprattutto dopo il suicidio della più piccola , manca la reciprocità,  e ciò che resta è solo la macabra complicità nell’attuazione del terribile gesto.

Vent’anni dopo cosa ci resta de Il Giardino delle Vergini Suicide?

A vent’anni dal suo esordio cinematografico, rimane scolpito nel nostro immaginario la malinconia e lo struggimento con i quali Sofia Coppola ha saputo tratteggiare malinconie e turbamenti tipici dell’età adolescenziale.

Anche se velato da una visione romantica e quasi sognante, la regista ha trattato con profonda umanità questo dramma familiare fatto di incomunicabilità ed oppressione.

Il Giardino delle Vergini Suicide è stato capace di tracciare un solco nella produzione cinematografica successiva, oltre che presentare al pubblico quella che poi si sarebbe mantenuta la cifra stilistica della regista.

kirsten dunst nel ruolo di lux lisbon

Un film in cui le domande rimangono senza risposta e dove amore e morte si confrontano in un eterno gioco di rimandi.
Resta solo il grande rimpianto dei narratori, che tentano in qualunque modo di scoprire cosa si celi dietro il sorriso triste delle giovani sorelle: «Scoprimmo che le ragazze sapevano tutto di noi e che noi non potevamo capirle affatto. Cercammo di dimenticarle, ma ovviamente era impossibile».

Qui di seguito vi lasciamo un brano della colonna sonora degli AIR, che fa da cornice all’intero film: Playground Love.

Buon ascolto.

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