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The Tender Bar: un coming-of-age retrò e rassicurante

Il racconto di formazione, genere classico della letteratura e del cinema, viene affrontato da George Clooney in The Tender Bar, in italiano Il bar delle grandi speranze, con esplicito riferimento all’ultimo Dickens (il bar attorno a cui ruotano gran parte delle vicende ha proprio il nome dello scrittore).

Ci troviamo negli anni ’70 e Dorothy Maguire e suo figlio J.R., un bambino di otto anni, fanno ritorno a casa dei nonni a Manhasset, in quel di Long Island.
Qui il ragazzino trova il suo riferimento in Charlie (Ben Affleck), l’intelligente e affabile zio che abita con loro e gestisce il bar della cittadina.

jr e lo zio charlie in the tender bar

J.R. cresce circondato dai parenti e dagli avventori del locale, che diventano per lui quasi dei padri surrogati, in assenza del suo vero padre, un immaturo speaker radiofonico, che da tempo ha abbandonato la famiglia e del quale il bambino ascolta sempre i programmi.

Incoraggiato dallo zio appassionato di letteratura, ma anche dalla mamma e dal burbero nonno, J.R. coltiva il sogno di diventare scrittore, fino a fare richiesta, una volta cresciuto, di una borsa di studio per entrare a Yale.

La struttura di The Tender Bar

Il film inizialmente segue le vicende di JR bambino, con alcuni flashforward che ce lo presentano già giovane adulto, per poi rimanere in questa fase temporale, dove abbiamo modo di seguirlo fra studi, amicizie, primi amori, esperienze lavorative e ritorni a casa.

Accompagniamo il ragazzo – in questa fase interpretato da Tye Sheridan – tra le prime soddisfazioni e inevitabili delusioni, fino al definitivo affrancamento dalla famiglia.

La fotografia tendente al seppia, esaltata dalle scene domestiche e interne al bar, dona alla pellicola un’atmosfera calda, ben rispecchiata dal calore dei rapporti umani in questi due ambienti.

jr adolesente e zio charlie all'interno del bar

Al contempo, essa contribuisce, insieme al mobilio, alle vetture, all’oggettistica, ai costumi, alle musiche, a ricreare una rassicurante – e nostalgica – atmosfera anni ’70, nella cornice della tipica cittadina nordamericana.

The Tender Bar, ancorato com’è all’autobiografia del giornalista J.R. Moehringer di cui è trasposizione, ha un andamento abbastanza lineare, privo di grossi picchi emotivi o repentini sconvolgimenti di trama, che ricorda gran parte del cinema hollywoodiano di una volta.

La recitazione in The Tender Bar

Per quanto riguarda il cast, a spiccare è Ben Affleck, che interpreta Charlie Maguire, zio di J.R., uomo di provincia pragmatico e acuto, dai saggi consigli di vita e di lettura.
Un ruolo perfettamente nelle sue corde, oltre che il mentore che tutti avremmo voluto avere in famiglia.

Bene anche Lily Rabe, credibile nel ruolo di mamma single presa a schiaffi dalla vita, ma energica e amorevole nei confronti del figlio, che incoraggia affinché non commetta i suoi stessi errori.

jr e la mamma in the tender bar

Un po’ macchiettistico, ma a tratti spassosissimo, Christopher Lloyd nei panni del burbero nonno; caratteristici i clienti abituali del bar, uomini semplici e dalla chiacchiera facile, circondati dall’odore di whisky e di tabacco.

Una gradita sorpresa il piccolo esordiente Daniel Ranieri, che interpreta il vispo J.R. bambino; leggermente sottotono, invece, specie se confrontato con la sua controparte infantile, Tye Sheridan, ma ciò potrebbe anche essere un effetto voluto per i tanti dubbi che spesso affollano l’età giovanile.

I temi del film

La famiglia, nei suoi aspetti positivi (di cui il supportivo Charlie è l’esempio più evidente) e negativi (un padre assente e alcolizzato, fonte di continue delusioni per il giovane J.R.) e l’impatto che essa ha su di noi è un tema centrale del film, così come l’importanza di coltivare i propri sogni ed aspirazioni.

Non a caso, J.R. “spiccherà il volo”, proprio a seguito del confronto definitivo con l’indegno genitore e grazie ad un ultimo, fondamentale, regalo da parte dello zio.

“Chi dice di essersi fatto da solo racconta una bugia” potrebbe essere il sottotitolo del film; siamo, infatti, il risultato delle nostre esperienze ed esse, per la maggior parte, coinvolgono altre persone, a cominciare da chi ci ha cresciuto.

tye sheridan nei panni di jr moehringer

Chi ci supporta, chi ci delude, chi ci incoraggia o fa dubitare di noi stessi contribuisce a renderci gli individui che siamo.

L’ottimismo tipico di tanti coming-of-age movies è presente anche qui con un finale aperto (ma, essendo un’autobiografia, ci si può ampiamente documentare), che trasmette determinazione e voglia di rivalsa.

In definitiva, una pellicola rassicurante per ambientazioni, tematiche e impianto narrativo; una storia vera, di umanità vissuta…e che finisce bene.
Un film che non innova, ma che si fa guardare con piacere e, cosa più importante, lascia dentro un senso di dolcezza e positività, cosa di cui, oggi più che mai, c’è disperatamente bisogno.

Roberta D'Addariohttps://msha.ke/everycurlanidea/
Professionista digitale e essere umano in divenire. Esploro il mondo in cerca di avventure, che siano in una metropoli caotica, in mezzo a un bosco o sullo schermo del mio pc. Amante della musica, del cinema e delle lunghe passeggiate. Rincorritrice di sogni e di autobus.

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